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Proseguiamo con il racconto del Maestro Kestenyoi e della sua abuela, maestra Jisbe, che vengono con la loro famiglia dall’Amazzonia del Perù, dal fiume Ucayali, vicino alla regione di Loreto.

Se ti sei perso il primo articolo lo puoi ritrovare qui.

Il Maestro Kestenyoi ci stava raccontando di suo nonno, che era un Moraya, cioè un guaritore di altissimo grado tra gli Shipibo.

ILorenzo insieme al gruppo che ha assistito alla Conferenza Shipibo a Pisac.

Cosa è successo ai Moraya? Perchè sono scomparsi?

Tra gli shipibo solo pochi di loro potevano essere chiamati Moraya, cioè curanderos di alto grado; ai Moraya – anche senza bere ayahuasca – bastava guardare una persone e capivano subito su cosa intervenire, che problema o disturbo aveva la persona e come guarirlo. Facevano parte di un antico lignaggio. Quando arrivarono il cattolicesimo e gli evangelizzatori consideravano i Moraya come il diavolo. 

Per questo motivo mio nonno che prima viveva nel villaggio dentro la comunità, poi si trasferì sulle rive del fiume, insieme a tutta la mia famiglia, mio zio, mia zia, mia mamma. Lui serviva la medicina. Nella comunità non era più possibile, perché la religione in quel tempo era molto forte, tanto che come ho già detto considerava il Moraya come se fosse il diavolo. Questo ha contribuito alla scomparsa dei Moraya; già la colonizzazione nel popolo shipibo ha portato alla uccisione dei Moraya.

Si dice che molti Moraya si trasformassero in animali, si trasformavano in alberi, in acqua per non farsi catturare; molte persone erano impaurite, perché i Moraya che proteggevano la comunità erano seriamente in pericolo.

Oggi a causa di questa caccia, non esiste più la immensa conoscenza che i Moraya portavano. Quando mio nonno stava per morire ho potuto attingere alla sua conoscenza, ma non a tutta, non ho potuto ricevere e godere di tutta la conoscenza completa che aveva mio nonno.

Il tipico tessuto degli shipibo; nella decorazione si vedono i 2 serpenti e nel centro la pianta sacra della Chakruna

Il tipico tessuto degli shipibo; nella decorazione si vedono i 2 serpenti e nel centro la pianta sacra della Chakruna

Qual è il modo di vivere nelle comunità Shipibo?

Siamo tutti molto connessi. Tutto quello che per esempio io guadagno va alle famiglie, una parte a una famiglia, una parte ad un’altra famiglia: tengo solo il necessario per mangiare, e siamo felici. Viviamo in amore. Se io non ho qualcosa, qualcuno della comunità me lo dona. E non litighiamo per avere una cosa o un’altra cosa. Non è un problema per noi se abbiamo i vestiti o no, è la Natura che ci veste; l’importante è comunicare bene tra noi, avere amore dentro di noi, e dare amore agli altri; prima di tutto noi, i Maestri e la nostra famiglia dobbiamo stare bene, essere in amore per poter dare. Noi camminiamo sotto questo principio, il principio dell’amore.

Le Origini del Mondo Shipibo

Ora voglio raccontarvi una storia. In ogni cultura c’è una storia della Creazione del Mondo, delle Origini, e anche noi abbiamo il nostro racconto su come iniziò la nostra comunità e la nostra generazione Shipibo.

Questo racconto parla della storia di quando il mondo si oscurò, e di quando ci fu il diluvio. 

Il Signore dell’Universo vide che gli Shipibo avevano dei problemi, non c’era cibo, non c’erano abbastanza pesci, e così mandò lo Spirito di un angelo in forma di bambino, per trovare pesce e portarlo alle persone per poterlo mangiare.

Questo bambino stava nel lago, e due persone del villaggio lo videro e andarono dietro di lui in canoa, e si accorsero che aveva dei pesci enormi, bellissimi e si chiesero: “Come fa a pescare questo splendido pesce questo bambino, mentre noi non riusciamo a pescare nulla?”. E decisero di ucciderlo e prendergli i pesci e portarli alla loro comunità. Così gli chiesero: “Dove hai preso questi pesci?”, e lui Rispose: “Ora ve lo indicherò”; ma loro con l’inganno lo presero, si impossessarono dei pesci e lo interrarono nel limo del fiume. 

il fiume Ucayali, sul quale si sono sviluppate le comunità shipibo

il fiume Ucayali, sul quale si sono sviluppate le comunità shipibo

I due uomini se ne andarono, ma dietro di loro veniva un’altra persona, un altro pescatore, e sentiva le grida, e guardava da una parte, dall’altra, e non vedeva nessuno, ma poi capì che le grida venivano dal limo, e che c’era un bambino che era sotterrato nel fango. 

Quest’uomo lo tirò fuori dal fango, e il bambino gli disse: “Guarda fratello, in questo mondo succederà una disgrazia, vai e dillo anche alla tua famiglia, preparati, perché ci sarà un grande castigo, perché hanno toccato il figlio del Signore dell’Universo!”. L’uomo tornò al villaggio e disse alla gente della Comunità: “Accadrà una grande disgrazia! Prepariamoci!”. Ma loro, che avevano ricevuto il pesce, erano in una grande festa, cantavano, ballavano, suonavano i tamburi e non gli fecero caso. 

Quindi il mondo iniziò a oscurarsi, i raggi di luce furono offuscati dalle nubi e l’uomo che aveva ricevuto il messaggio dal bambino preparò la sua famiglia. Iniziò a piovere incessantemente, e l’acqua iniziò a crescere, a salire di livello, e vennero fuori anche tantissimi pesci; e così la gente anziché prepararsi per l’acqua che continuava a cadere, iniziò a prendere i pesci, a cucinarli e continuava a fare festa; ma il livello dell’acqua salì, salì e tracimò, fino ad arrivare al livello delle case e ancora più su, e la gente iniziò a gridare e a disperarsi, e si ricordò di cosa gli aveva detto quell’uomo che aveva cercato di metterli in guardia.

L’uomo che era stato avvertito, si era preparato e aveva tagliato dei pezzi di legno e con questi aveva costruito una piattaforma, che saliva all’aumentare del livello dell’acqua. Aveva creato questa piattaforma dove potevano starci lui e la sua famiglia e l’aveva ancorata a grande un albero chiamato Wito. 

Il Diluvio nella tradizione che noi conosciamo, quella della Bibbia (incisione di Gustave Doré)

Il Diluvio nella tradizione che noi conosciamo, quella della Bibbia (incisione di Gustave Doré)

La gente gridava, chiedeva aiuto, veniva sommersa dall’acqua ma lui non poteva aiutarli. Così iniziò a diventare tutto scuro. E verso la mezzanotte la loro piattaforma di legno era già salita molto in alto. 

Passarono delle settimane nella completa oscurità. Loro stavano in alto, a livello dell’acqua, e nella piattaforma c’erano insieme a lui la sua donna e i loro due bambini, un maschio e una femmina, e avevano fame. La loro piattaforma era salita insieme alle acque quasi in cima all’albero del Wito, e non sapendo dove altro prendere il cibo, presero la frutta dell’albero, che era maturo. Si cibarono dei frutti del Wito per molti giorni.  

E passarono altre settimane, ed era ancora tutto buio, e la famiglia aveva ancora fame, e nella disperazione l’uomo muovendo le mani ricevette in mano un piatto di argilla, sul quale c’era del cibo, che non si sapeva da dove venisse, fu come una sorta di miracolo. La moglie disse “Sono tante settimane che siamo qui, forse si è abbassata l’acqua”; l’uomo prese un frutto non maturo dall’albero, e lo tirò e udirono: “splash”.. questo suono inconfondibile indicava che c’era ancora acqua sotto di loro….

Se sei curioso di sapere come continua la storia del mito delle Origini degli Shipibo, lo scoprirai nel prossimo articolo!

Intanto hai notato delle similitudini con le storie delle Origini di altre zone del mondo? Come ad esempio in quelle bibliche, della mitologia greca, del poema di Gilgamesh della Mesopotamia.

Una coincidenza, una influenza posticcia della cultura spagnola oppure un indizio di una esperienza comune vissuta dall’umanità?

Continua….