La Fattoria dell’autosufficienza: un laboratorio di eco-sostenibilità

fattoria dell'autosufficienza
Categorie: Ecovillaggi | Autore:

In questo articolo Alberto ci racconta la sua esperienza presso la Fattoria dell’autosufficienza, un progetto di eco-sostenibilità che é diventato un esempio da emulare. Ecco la sua esperienza e l’intervista al fondatore del progetto: Angelo Francesco Rosso.

Fattoria dell’autosufficienza: la mia esperienza

In un pomeriggio soleggiato di fine Agosto mi accingo a visitare “La Fattoria dell’Autosufficienza”, azienda agricola biologica ed eco-agriturismo, situata nell’Appennino romagnolo, al confine con il Parco delle foreste Casentinesi, nel comune di Bagno di Romagna. Sono anni che sento parlare di questo luogo e finalmente grazie al giro degli Ecovillaggi D’Italia prendo l’occasione per visitalo.

L’entusiasmo è lo stesso di quando da bambino partivo per una gita scolastica. Arrivo alla fattoria alle 15:00 circa e, subito, non posso non notare lo stile del cancello di ingresso, realizzato con materiali naturali, calce canapa e vetro riciclato.

Arrivato alla reception mi accoglie Angelo Francesco Rosso il fondatore del progetto e insieme ad un gruppo di visitatori incomincia il tour tanto atteso.
Per illustrarci la mission del progetto Francesco utilizza una parola: Resilienza. La fattoria vuole essere un laboratorio di eco-sostenibilità, un esperimento concreto di possibili alternative alla vita cui siamo abituati.

Uno stile di vita diverso é possibile

fattoria dell'autosufficienza

L’uomo di oggi non è mai stato così debole a livello di specie. Lo stile di vita cui siamo arrivati, ci sottopone a molteplici e continui stimoli stressanti, a ritmi non in sintonia con quelli della nostra biologia e ad un grado di alienazione dalla produzione del cibo mai visto prima. La risposta è, allora, la creazione di un luogo dove coltivare la terra, riprendendo gli insegnamenti degli anziani, che per secoli hanno tratto da essa i frutti senza distruggerla, ma anche applicare nuove tecniche apprese in tutto il mondo.

La congiuntura attuale ci sta mostrando l’importanza di essere resilienti, ossia di resistere al cambiamento cogliendo le opportunità che esso offre.

All’inizio è stato difficilissimo partire da zero, prosegue Francesco, ma oggi possiamo dire che dopo tanta caparbietà qualche passo è stato fatto. La costruzione di tutti gli edifici della Fattoria dell’autosufficienza è fatta cercando un impatto ambientale minimale in tutte i processi (anche quelli di smaltimento), le coltivazioni e la progettazioni di tutti gli spazi vengono fatte seguendo i criteri della permacoltura, il cibo viene utilizzato nell’agriturismo o venduto direttamente al consumatore finale, riducendo al minimo i passaggi lungo la filiera.

Proseguiamo la visita attorno alla casa, subito rimango ammaliato dalla food forest, ossia una coltivazione di numerose tipologie diverse di alberi erbe e piante che, dopo una fase di avviamento, vengono lasciate libere di crescere tra di loro. Similmente ad un bosco si ricrea l’ecosistema perfetto, ove le piante, in autonomia e senza la necessità di un intervento umano, possono crescere e portare frutti.

Questo insegnamento rimane profondamente impresso in me, rappresenta la metafora di una società che in pochi anni, se ha il coraggio di manifestare il nuovo che preme sempre più dall’interno di ogni singolo per uscire, allora può veramente autoregolarsi. Trovare l’equilibrio adeguato tra città e campagna, lavoro e tempo libero, vita individuale e vita comunitaria, tecnologia e natura.

Tecniche di coltivazione differenti

autosufficienza

Chiedo a Francesco se secondo lui le tecniche di coltivazione che applica sono estendibili a livello di massa e se potrebbero garantire l’approvvigionamento adeguato alle popolazioni di tutto il modo. Lui risponde che certamente è possibile, ma forse anche l’unica soluzione al progressivo isterilimento delle terre e perdita di micronutrienti del cibo.

Da soli, però, gli agricoltori non ce la possono fare, la collettività deve cambiare stile di consumo e condividere il rischio insieme al produttore della possibilità che i raccolti vadano male e di non avere sempre in tavola tutto ciò che si desidera, ma ciò che la natura offre in ogni stagione.

Nell’agriturismo ad esempio gli ortaggi non sono venduti separatamente per tipologia, ma si acquista una cassa di prodotti misti, difficilmente questa modalità sarebbe possibile nei canali tradizionali.

La visita prosegue attorno alla casa: vigneto, pollaio, stagno per l’approvvigionamento dell’acqua, orto sinergico, tutto scorre sotto i miei occhi e ravviva la speranza che una vita alternativa è concretamente possibile.

Finita la visita saluto Francesco e lo ringrazio per aver iniziato e per credere ogni giorno al suo progetto.

p.s.

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Alberto Lazzari

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