fbpx

Sta per iniziare la nuova fase della Compagnia Chakruna Way of Living, insieme ai prossimi Viaggi Mistici nel Perù Visionario (ottobre 2022) e Messico Visionario (capodanno 2023). In vista di queste nuove esperienze, capaci di darci l’opportunità di scoprire realmente chi siamo ed essere felici e liberi vivendo con una comunità di altre anime sulla nostra stessa frequenza, scrivo questo articolo con una delle più importanti esperienze ancestrali che ho vissuto nel Perù Visionario.

Il 28 e 29 maggio 2022 ho avuto il buon karma di essere uno dei 2 stranieri invitati a ricevere (e poi l’unico che l’ha effettivamente ricevuta), l’iniziazione alla congrega degli Ukuku della nazione di Paucartambo, regione ancestrale di cui faccio parte, vivendo a Pisac nella Valle Sacra Peruviana per circa 7 mesi all’anno, durante il più importante pellegrinaggio del Sud America al Signor di Qoyllurit’i sulle Ande dai 5200 ai 6000 m.s.l.m.

Continuando a leggere troverai anche la spiegazione su questo pellegrinaggio, da un’intervista realizzata ad uno dei più importanti artisti di Cuzco.

Foto del Pellegrinaggio 2019

Ma partiamo dall’inizio: da dove viene la tradizione di questo pellegrinaggio, e cos’è la festa del Signore di Quyllurit’i?

La domanda è stata chiesta (durante l’intervista per il più importante giornale online di Cusco) dall’antropologo Maria Ester Nostro all’artista Miguel Araoz Cartagena, autore dei dipinti che, nel Museo Qorincancha, a Cuzco, illustrano la concezione Inka della Via Lattea e le ceques o linee che univano fantasiosamente i santuari del Tawantinsuyu. (fonte: María Ester Nostro)

“È un luogo potentissimo dove la fede si vive intensamente e in diverse manifestazioni”, risponde l’intervistato, cercando di sintetizzare l’esperienza, a cui partecipano circa centomila pellegrini nella Valle di Sinaqara, ai piedi del ghiacciaio Qolquepunku, fino ai 6000 metri di altezza.

I giorni prima del Corpus Domini, con la luna piena, i pellegrini, le comparse e i ballerini con costumi colorati a seconda delle comunità di origine (chiamata nazione),scendono dai veicoli e iniziano una lenta e festosa salita,con soste presso santuari (croci) e apachetas (tumuli di pietra), fino a raggiungere il santuario del Signore di Qouyllurit´i a 8 km di distanza.

Foto 2022 pellegrini e Ukuku all’interno del Santuario

Secondo la tradizione indigena, il sito era un osservatorio astronomico Inca e luogo di riti ancestrali, da quando tornano le Pleiadi nel cielo peruviano, dopo il solstizio d’inverno, tempi di produzione e abbondanza.

La tradizione cristiana, invece, parla della rivelazione, nel 18° secolo, del bambino Gesù ad un pastorello di nome Mariano Maita. Quando il vescovo di Cuzco volle verificare il fatto, Gesù, col nome di Manuele, lo accolse nella neve vestito di bianco e circondato da una luce splendente e poi, quando il prelato cercò di toccarlo, si trasformò in un tipico cespuglio della zona, la tayanka, con un Cristo crocifisso appeso al suo tronco. Attualmente una replica di questa croce è venerata nella località di Tayancani e viene portata ogni anno a Qulluyrit’i per essere restituita, dopo la festa, al suo santuario nella parte più ardua del pellegrinaggio.

Dopo la sua morte improvvisa, Mariano fu sepolto sotto la roccia dove apparve per l’ultima volta il suo amico Manuel. La devozione al luogo ha motivato la costruzione di una cappella attorno alla pietra, dove è stata dipinta l’immagine del Cristo crocifisso, santuario del Signore di Quyllurit’i.

In quechua, Quyllur significa stella e Rit’i significa neve. E la missione finale degli Ukuku, dice la credenza, è quella di trovare la mitica Stella della Neve, sepolta nel cuore della montagna, a 6.362 metri di altezza.

 

“Chi sono gli Ukukus?”

“Tradizionalmente, a Quyllurit’i si incontrano due “nazioni” indigene, una di Paucartambo, Quechua, e l’altra di Quispicanchi, Aymara. Portano centinaia di comunità con gruppi di ballerini nei loro abiti e balli distintivi. Ci sono i Chunchus, della giungla amazzonica; il QhapaqQulla, di origine Aymara con maschere e pelli di lama; il Machula, gobbo, con un lungo mantello e un bastone. E anche gli Ukuku o Pablucha…”

Nella leggenda, l’Ukuku, l’unico orso esistente in Sud America, si unisce a una donna che partorisce un essere di straordinaria forza, che, dopo tante sofferenze, si lega alla divinità e viene incaricato di portare annualmente alla sua comunità un blocco di neve dal ghiacciaio per garantire i raccolti, la sopravvivenza delle persone e la guarigione dei malati. Durante la celebrazione di Quyllurit’i, gli Ukuku indossano maschere tessute, abiti con frange di lana, che simulano la pelle d’orso, e lunghe fruste sul petto. Parlano con voce da flauto, ballano allegramente, aiutano a mantenere l’ordine e assistono i pellegrini.

“Qual è il ruolo degli Ukukus?”

“Il ballerino. La gente esce dalla comunità ballando e sale allo stesso modo, ballando al monte, agli apus (spiriti protettivi), salutando le croci, gli apacheta e il Signore di Quyllurt’i nel santuario. Mentre si sale direi che non è un vero e proprio ballare, ma più un camminare con una musica che replica il battito del cuore.

È un ritmo naturale che facilita la deambulazione. Nella danza diventa più intenso, soprattutto in alcuni combattimenti rituali con le fruste. Prima avevano la totale responsabilità di mantenere l’ordine, soprattutto per quanto riguarda l’alcol, che è vietato, o di portare blocchi di neve dal ghiacciaio, cosa che si fa meno a causa del riscaldamento globale”

“Quindi il ballo è l’unico tipo di celebrazione?”

“No, la danza è solo il modo in cui si svolge la missione, che non si esaurisce nel secondo giorno in cui la maggior parte dei pellegrini ritorna alle proprie comunità. Il giorno successivo le croci vengono portate a diversi Apus (divinità delle montagne n.d.r.)  sotto la responsabilità di ciascuna delle “nazioni” pellegrine e vengono calate a mezzanotte, attraverso la neve, in una processione a lume di candela. Al mattino, i dimostranti e gli Ukuku escono per la parte più difficile del rito”.

Questa celebrazione è estremamente complessa. I visitatori sono divisi per nazioni: Paucartambo (di cui faccio parte), Quispicanchi, Canchis, Acomayo, Paruro, Tawantinsuyo, Anta e Urubamba. Ogni nazione ha dozzine di gruppi di ballo conosciuti come comparsas. Tra le danze principali spiccano queste: Qhapaq qolla, Qhapaq negro, Chunchachas, Wayri chunchus, Mestiza Qoyacha e molti altri. I pablitos o ukukus sono responsabili dell’organizzazione e del controllo di questa immensa celebrazione in cui l’alcol è proibito. Se i pablitos di qualsiasi nazione scoprono qualcuno ubriaco, lo frustano (davvero) semplicemente 3 volte con le loro grosse fruste.

“Di cosa si tratta?”

Di una processione da Quyllorit’i a mezzogiorno per raggiungere la comunità di Yana Cancha al suono del pututus (uno strumento musicale andino a forma di conchiglia che si soffia). L’immagine del Signore di Tayancani è portata in modo molto rispettoso e rituale, soprattutto quando gli Ukuku e i loro compagni ballerini si organizzano in due colonne contrapposte, ciascuna sul pendio di una collina, e avanzano incrociando di corsa l’avvallamento che li separa per risalire il colle opposto e riscendere, incrociandosi ancora fino a raggiungere il paese.

“È molto bello”, dice Miguel, “è come una treccia di DNA in movimento. “Con il sorgere della luna, il viaggio ricomincia dalla fase più rischiosa. Nonostante il freddo sia molto intenso e l’ossigeno scarseggi, il pericolo principale è la “presenza” dei “kukuchis”, anime dannate che vagano tra le nevi con le sembianze di monaci che spaventano e danneggiano i pellegrini. Ma gli Ukuku non devono solo aiutare a scacciare questi esseri malvagi, ma anche far fronte alla stanchezza nel cuore della notte e al vento gelido che regna sulle alture. Dopo ore sul sentiero, gli escursionisti raggiungono il punto più alto e solitario, l’Intilloqsina, dove iniziano i novizi Ukuku e quando il cielo inizia a schiarirsi, verso le 6, Ukukus e ballerini formano una linea lunga più di un chilometro, sul bordo della montagna, aspettando l’alba.

Mentre il sole sorge dietro la montagna e mentre i suoi raggi toccano uno per uno i pellegrini, questi cadono in ginocchio in adorazione… È la cerimonia Inti Alabado, il culmine del pellegrinaggio e il momento in cui il Signore di Quyllurit’ io e Tayta Inti (Padre Sole n.d.r.) diventano uno.

da Lorenzo Olivieri…

“Cosa mi ha lasciato questa esperienza come Ukuku?” 

Il gruppo di Ukuku di Pisac, di cui ora faccio parte

Qualcosa di Epico. Solo il vestirsi con quel vestito di lana pelosa è come indossare un’armatura spirituale. Ti apre a esperienze interiori e fisiche inimmaginabili: camminare sul ghiaccio nel cuore della notte, a lume di candela e condividere discorsi, storie ed esperienze con il tuo gruppo attorno a un fuoco con le stelle a portata di mano è indescrivibile.

Quando la fatica e il freddo prendono il sopravvento, ci si siede per un po’, schiena contro schiena, per riscaldarsi alla luce della luna e delle stelle. E’ arrivato un momento particolare nel cuore della notte, in cui succede qualcosa di invisibile ma reale, in cui tutto è naturalmente possibile.

Mi sono sentito felice e fiero di indossare quel vestito e meditando su quello che stavo vivendo, ho percepito come se non fosse la prima volta che ero arrivato li, che in passato in altre vite ci fossi già stato… questi erano i discorsi notturni che abbiamo fatto insieme ai miei compagni Ukuku. E con tutta naturalezza ho visti i pellegrini di fronte a me, che con una croce sul petto, parlavano al vento. E mi sono reso conto che stava parlando faccia a faccia con l’Apu, la divinità della montagna.

E’ qualcosa di rivelatore: la consapevolezza che non è stato il cristianesimo ad assimilare la religiosità andina, ma il contrario: questo luogo è intriso di potenza ancestrale in sé, aldilà dei rituali religiosi. Infatti solo vivendo questa esperienza, al di fuori del giudizio sulla religiosità che c’è in apparenza, si riesce davvero ad entrare nella potenza trasformatrice del Signore di Quyllurit’i.

Alcuni dei miei compagni Ukuku, mi raccontano che in antichità, anche molto prima degli Inka, in questa vallata è sceso un meteorite, questo potrebbe spiegare questa immensa valle presente proprio sulla base del ghiacciaio.

Il rituale dell’abito, i miei amici peruviani mi hanno trovato un foulard Italiano 🙂

Inoltre il Papicho Julio che mi ha invitato a partecipare mi spiega anche il significato della croce rossa sul vestito nero da Ukuku che indossiamo, che rappresenta in realtà il sangue dell’Ukuku, durante il combattimento con le anime malvagie che cercano di attaccare i pellegrini.

Solo i viaggiatori ed Esploratori dell’Essere con una mente aperta e un cuore umile potranno godere di questa magia. Se deciderai di partecipare in futuro, ricorda che non sei nel tuo paese e le regole del gioco sono diverse. Stai zitto, ascolta e guarda.

Invia qui la tua candidatura per il Perù Visionario

Il Ritorno a Piedi

fonti: María Ester Nostro: intervista a Miguel Araoz Cartagena ed esperienza personale di Lorenzo Olivieri

EnglishItalianPortugueseSpanish