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ReneRene ci ha parlato del Principio dell’Ayni, cioè della Reciprocità. Nell’introduzione al Libro di Juan Nunez del Prado è Celso Bambi che ci parla del KARPAY AYNI, cioè della l’iniziazione andina e della Visione andina del Mondo e della Realtà anche rispetto a quella Occidentale. Ecco le parole di Celso Bambi:

Entrando nella Karpay Ayni, l’iniziazione andina, si crea l’opportunità, di un vero dialogo espressione vivente del pianeta e del cosmo, la comunicazione si muove dall’uomo alla natura e dalla natura all’uomo. Praticando le tecniche andine la percezione si espande oltre l’abituale sentire. L’attenzione si apre a porzione di realtà ignorate, attivando “sensi interiori” che ci lasciano accedere ad aspetti multidimensionali del vivente.

reciprocitaCi sono soglie che raramente il condizionamento occidentale ci porta a varcare, e Juàn (maestro andino) offre gli strumenti per entrare in zone spesso inesplorate della nostra coscienza ordinaria e ci fa partecipi di un progetto profetico di cambiamento del pianeta dove ognuno protagonista iniziando da sé stesso.  (continua sotto la foto)

La relazione Uomo/Natura nell’occidente e nelle Ande

encuentro qerosL‘occidentale si rapporta con il suo ecosistema e le sue risorse in modo quantitativo: tanta terra, tanta capacità produttiva; la filosofia prevalente è quella del dominio dell’uomo sulla natura, vista come mossa da leggi fisiche oggettive. La scienza studia queste leggi e crea l’illusione che tutto è manipolabile; il suo avvento ha provocato quello che la letteratura sociologica weberiana ha chiamato il disincanto del mondo, eliminando la percezione fascinosa del mistero. In queste nostre società desacralizzate, il lavoro agricolo e il lavoro in generale è diventato un atto profano, giustificato unicamente da un vantaggio economico, senza offrire l’apertura verso l’universale. All’opposto, nelle società arcaiche, il lavoro agricolo era rivelato dagli Dei o dall’eroe civilizzatore, e costituiva un atto reale e significativo, che legava intimamente il soprannaturale al naturale.

[…] (Con la filosofia greca e l’avvento del Cristianesimo in Occidente,) l’uomo trova come interlocutori Dio e se stesso. Per gli indios quechua e aymara delle Ande, l’uomo è immerso in un universo misterioso, dove persino la polvere che corre nel vento ha vita, ossia coscienza, forza intenzionale e volontà. La razionalità occidentale è logico-matematica, l’intelligibilità culmina con connessioni di senso trattabili come asserzioni matematiche, finalizzate ad uno scopo di dominio; l’esperienza viene sempre quantificata.

È l’opposto di una razionalità che cerca la comprensione dell’oggetto con penetrazione simpatetica, cioè diretta a rivivere o partecipare dal di dentro gli avvenimenti. Per l’andino la terra non è solo utile, è un modo di vivere, è una totalità alla quale si sente radicato e ne è dipendente come una pianta. Egli guarda ciò che lo circonda non come un oggetto ma come un coesistente, la relazione con la terra e con l’universo gli è familiare.

La sua vita non è solo umana, ma transumana (aldilà dell’umano) perché partecipe delle infinite esperienze cosmiche: i suoi principali atti quotidiani diventano sacramenti.

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