San Francesco, i Templari e il Sacro Graal: Il Sentiero dei Catari, Parte1

Categorie: Francia Visionaria | Autore: Maria Elena

Ritornare indietro nel tempo, ripercorrere i luoghi dell’iniziazione dei catari e di un’antica profezia per contribuire in parte alla sua realizzazione.

 Questi sono solo alcuni dei motivi che mi hanno spinto a proporre il Viaggio Mistico sul Sentiero dei Catari nel Sud Ovest della Francia dal 5 al 12 luglio 2020 nella Linguadoca, una regione intrisa di leggende e di misteri: dai celti ai Templari, dai Catari, al Sacro Graal. Una regione con la quale abbiamo numerose connessioni anche in Italia.

Pensate che la madre di San Francesco d’Assisi era nativa dell’Occitania, la patria dei catari. Si dice infatti che il Santo avesse preso dagli “uomini buoni” il concetto di povertà e il rifiuto della proprietà.

Inoltre non soltanto San Francesco aveva un legame con i Templari: molti catari infatti si unirono all’ ordine di monaci-guerrieri che si rifiutarono di alzare le armi contro dei cristiani, se pure eretici.  Nonostante non ci fosse una vera e propria alleanza tra catari e Templari, sappiamo da documenti d’epoca che spesso i Templari custodirono dei beni appartenenti ai catari, che offrirono loro rifugio durante le persecuzioni e che li aiutarono addirittura a passare il confine con la Spagna e l’Italia. 

Si dice che il Misterioso Graal sia passato perfino dai sotterranei del Castello di Montségur, luogo della strage del 1244 dove più di duecento catari vennero arsi vivi in quanto si rifiutarono di abiurare la loro dottrina. Il castello è una delle tappe fondamentali del nostro viaggio mistico. Si dice infatti che durante l’assedio quattro catari riuscirono a scappare portando cson sé qualche manoscritto e anche il Graal. Perfino Adolf Hitler, che durante il periodo in cui fu al potere si dedicò molto alla ricerca esoterica, inviò alcuni dei suoi uomini nei sotterranei di Montségur alla ricerca della sacra reliquia. A proposito di Graal e di discendenza: sempre nella regione della Linguadoca si dice che vi sia passata nel I secolo Maria Maddalena, figura che divenne un culto per i catari, considerata in molti testi “l’erede di Cristo e fondatrice della vera chiesa”, non a caso in Provenza e in Occitania molte chiese presero il suo nome.

Ma chi erano davvero i catari e perché ancora oggi diventa necessario ripercorrere questi luoghi?

Il Cammino per Risalire il Monte Sacro di Bugarach

Si facevano chiamare “uomini buoni” o “buoni cristiani”, tanto che gli inquisitori li chiamarono “Perfetti”, nel senso di “Perfetti Eretici”. Adémar de Chabannes, monaco, storico e letterato, in una cronaca del 1018 dirà di loro: “Parlano come i filosofi e si comportano come i santi”.

Il nome “cathare” viene dal greco “katharos”, che significa “puro”.

Si consideravano degli angeli caduti reincarnati in corpi umani. La loro dottrina prevedeva la coesistenza di due principi sovrani che si contrastano il dominio del mondo: il bene e il male, Dio e satana, il mondo invisibile e quello materiale. Nell’uomo, dotato d’una duplice natura, spirituale e materiale, si incontrano e si oppongono i due principi supremi: il suo corpo, che è natura corruttibile, è opera di Satana, la sua anima invece è opera e proprietà di Dio.

Cristo, spirito e soltanto in apparenza rivestito di corpo, secondo l’antica concezione del docetismo gnostico, rivelò all’uomo la natura divina della sua anima. I catari praticavano il digiuno di 40 giorni tre volte l’anno, rifiutavano la carne e i derivati animali come il latte, le uova e il formaggio, ma erano permessi i pesci, perché apparivano meno materiali degli animali a sangue caldo. Talaltro non potevano uccidere gli animali, anche se alcuni consideravano lecito uccidere i serpenti. Per liberare l’anima dal corpo non raramente ricorrevano alla morte volontaria provocata dall’astinenza completa di ogni nutrimento: tale morte per fame era nota nella Francia meridionale sotto il nome di Endura. Erano contro il matrimonio e la procreazione, che avrebbe generato altri “schiavi di Satana”. Non potevano uccidere gli uomini, né difendersi, né mentire.

Per loro l’Antico Testamento era la storia del dominio di Satana sul popolo ebreo, mentre il Nuovo aveva per centro Cristo e la dottrina della salvezza; i “puri” cercavano infatti di ripercorrere le orme di Cristo, rifiutando l’Antico Testamento.

Per questo e per altri motivi la Chiesa li vide come una minaccia e li sterminò, anche se alcuni riuscirono a rifugiarsi in Italia, alcuni in Spagna, altri in Scozia. 

Lo Sterminio dei Catari

La profezia di cui vi accennavo all’inizio riguarda Guillaume Bélibaste, considerato l’ultimo cataro, il quale nacque ai piedi di Bugarach, la montagna sacra che visiteremo, considerata uno dei chakra principali della Terra e nella quale i catari trascorrevano un anno di iniziazione. Prima di essere arso vivo, Bélibaste pronunciò una profezia nel 1311 a Villerouge:  “Tra 700 anni questo lauro rifiorirà”.

Che sia dunque giunto il momento di far rinascere il catarismo dalla sue ceneri, di veder fiorire di nuovo questa storia e di tramandarla alle generazioni future?

 (continua…)

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Maria Elena Gattuso

Dopo una laurea in Comunicazione Linguistica e Multimediale e un diploma al Teatro Metastasio di Prato, una marcia sulla via francigena l’ha condotta in Aquitania , dove ha terminato i suoi studi al Théâtre du Jour e fondato la compagnia italo-francese PerBacco, che produce spettacoli, corsi e laboratori teatrali. Attualmente si occupa di regia, scrittura teatrale e interpretazione, gestisce due scuole di teatro, una in Francia e una a Firenze e organizza stage e incontri tra gli allievi dove la lingua non è una barriera; creando e affinando un “metodo quantico” per il teatro, basato sullo scambio di energia tra attore e spettatore e tra attore e partner. Ha inoltre conseguito il diploma della scuola di pranopratica metodo Vasile. Da anni si interessa alla ricerca personale e ai viaggi mistici.  Varie sincronicità l’hanno condotta sul sentiero dei Catari e dopo il viaggio in Perù con Lorenzo e Jacopo di Chakruna, questo progetto ha finalmente potuto prendere vita.

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